Ciambella romagnola

Buona domenica a tutti ! Oggi piove, a Roma e, credo in buona parte della penisola, e quindi è la giornata ideale per dedicarsi a un dolcetto per il fine pasto o la merenda . Un mio contatto facebook, abile pasticcere della riviera del Conero, ha postato la ricetta di questa ciambella , che , ad occhio, si evince subito che ha la forma di un filone e non ad anello. Probabilmente i

romani la chiamavano “cymbula” cioè barchetta , poi i romagnoli , con la loro schietta semplicita’ e la qualità di ingredienti semplici e golosi , ne hanno fatto un dolce buonissimo (dapprima pasquale, poi consumato tutto l’anno). La ricetta originale prevede di suddividere il burro con lo strutto, ma io ho seguito le indicazioni del pasticcere e mi sono trovata benissimo. È di una facilità assoluta e buona come tutte le preparazioni semplici e di sostanza; procuratevi: 250 gr di farina 00 mista a 5 gr di lievito istantaneo, 110 gr di burro, 150 gr di zucchero a velo, 80 gr di uova (circa due piccole) , la buccia grattugiata di un arancio o limone (io, non disponendone, un bicchierino di rum), granella di zucchero. Lavorate il burro con lo zucchero a velo poi aggiungete il resto degli ingredienti. Versate velocemente su una teglia rettangolare medio piccola rivestita di carta forno e date la forma a filoncino. Non preoccupatevi se l’impasto è morbido perché deve esserlo; aiutatevi con una marisa (paletta da pasticceria) o il dorso di un cucchiaio per schiacciare leggermente il tutto. Decorate con granella di zucchero e poi in forno a 170 gradi per circa mezz’ora o cmq fino a doratura uniforme . Una volta fredda, tagliate a fettine di medio spessore. I romagnoli la inzuppano nel vino rosso o nel latte ma è ottima anche da sola o con un bel caffè . Provatela assolutamente 👍😊

Mostaccioli morbidi al miele

Ci avviciniamo al ponte dei Santi e ogni regione propone i suoi dolci tipici. Questi mostaccioli calabresi non sono prettamente di questo periodo,  vengono in genere preparati ogni volta che ci sia occasione per festeggiare: le sante Feste,  un matrimonio ,  un battesimo,  una laurea.  Per me sono un pezzo di infanzia e di cuore e ogni volta che li assaggio provo un filo di nostalgia . Continuo a prepararli per non perdere questo ricordo e li consiglio a tutti perché sono assolutamente leggeri e sani , oltre che di una semplicità che non ti aspetti, adatti agli intolleranti perché privi di latte e derivati. Ecco la ricetta (per una ventina di biscotti medio-piccoli): 500 gr di farina 00,  mezza bustina di lievito istantaneo,  350 gr di miele millefiori (o comunque un miele delicato, evitate gusti amari e decisi come il castagno o la melata di bosco), due uova bio,  100 gr di olio d’ oliva leggero o di girasole. Non aggiungete zucchero. Impastate tutto in planetaria o a mano e formate delle piccole sfere che schiaccerete leggermente sulla sommità . Disponetele in teglia, un po’ distanziate tra loro e passatele in forno ventilato a 170 gradi per circa 20 minuti. Una volta cotti,  preparate la glassa con un albume pastorizzato (si vendono in confezione da 400 grammi, magari da acquistare se dovete utilizzarli per altro), un cucchiaino di succo di limone e 200 gr di zucchero a velo. Mescolate bene in planetaria o con fruste elettriche fino ad ottenere una crema .Se l’ albume non è pastorizzato cuocete la glassa a bagnomaria per cinque minuti.  Spalmate il composto velocemente sui biscotti (si asciuga presto) e decorate con confettini colorati.  Fate asciugare all’ aria e consumateli dopo un giorno o due,  perché saranno più morbidi e profumati per via del miele che si “rilassa” e lascia profumi. Sono buoni per ogni occasione,  molto graditi anche dai bambini alle loro feste di compleanno.